Santo Natale 2014: Gesù bambino nasce a Cervo

Io sono nata in un luogo incantato. Lì sono cresciuta, da li sono partita per trovare la mia strada. Vi sono tornata a volte per festeggiare le mie piccole e grandi conquiste, altre per leccarmi le ferite, perché nulla mi cura come il vento che soffia dal mio mare.
Cervo mi ha sempre accolta tre le sue braccia aperte che sanno di salsedine e dalle quali è difficile staccarsi, perché ti chiuderanno nella loro riservatezza che è tanto altera quanto affascinante.
A Settembre, a Cervo, mi sono sposata. I suoi carrugi arrotolati hanno fatto da sfondo alla mia storia d’amore, la sua immensa Chiesa alla mia promessa, la sua gente alla mia festa. Trovate tutta una serie di post dedicati a Cervo, il mio paese d’origine, come QUESTO, e tante persone mi hanno scritto e mandato foto dei loro weekend nel mio paese, dopo che ne ho parlato su queste pagine.
Oggi però voglio raccontarvi una storia che ha davvero, in se, qualcosa di speciale per me: il sapore un po’ nostalgico dei ricordi più belli.image

Quando ero piccola si cominciava ad allestire la nostra casa per il Natale almeno due mesi prima del grande giorno. E io è mio fratello andavamo a dormire, la sera, e mamma e papà ci leggevano storie incredibili, ma alle quali io credevo ciecamente, che parlavano di bambini buoni e di regali sotto l’albero, di folletti e gnomi e di un signore barbuto vestito di rosso e di un bambinello che era nato in una capanna, tanti anni prima, e che sarebbe rinato un’altra volta di li a pochi giorni perché ci voleva molto bene e avrebbe portato salvezza e pace a chi credeva in lui. Io mi chiedevo come facesse questo bambino a nascere ogni anno, ma in fondo non mi interessava più di tanto approfondire, era molto più bello vedere la mia casa trasformarsi nei colori e nelle atmosfere. Tutto merito di mia mamma, che è sempre stata l’artista di casa (mio papà si offenderà tantissimo, leggendo… Ma credo mi perdonerà)
Mia mamma mi ha insegnato a dipingere sui vetri delle finestre le scene della natività e a realizzare festoni con la stoffa di riciclo.
Ricordo che sul tavolo del salotto impastavamo plastilina e argilla per creare minuscole meravigliose statuine per il presepe. Ogni anno c’è n’era qualcuna in più ed erano veri e propri capolavori, erano le nostre statuine. Uniche. Perfette.

imageMia nonna, la mia cara nonna, ci aiutava a posizionare Gesù bambino nella capanna la notte di Natale subito dopo la Santa Messa di mezzanotte, che tutti andavamo ad ascoltare, nella splendida Chiesa.
E lì, proprio in quella Piazza che tanto amo, il Presepe ogni anno diventava vivo. Un vero presepe, reale e suggestivo, con figuranti, attori, animali a raccontare una meravigliosa storia fatta di dialetti e di mestieri antichi e di un bambino che nasceva in un’insenatura sul mare, invece che in una capanna. Tutta la cittadinanza partecipava con grande emozione e anche noi piccoli eravamo coinvolti.
Io allora ero già una bambina curiosa, che amava recitare e imparare filastrocche a memoria. Avevo una maestra meravigliosa, la Maestra Lina, che fu la prima con sua sorella Jose ad intuire quello che, di me, alcuni chiamano talento ed io invece chiamo faccia tosta. E fu così che mi ritrovai coinvolta in quella favola. Divenni pastorella ad invitare i turisti verso le scene centrali della narrazione, e poi lavandaia ninnando in dialetto un piccolo bambolotto in una culla di legno, e poi narratrice e figlia di nobili. Ricordo perfettamente ogni cosa, il freddo sotto i vestiti di tela grezza, l’emozione e la voce che tremava, il profumo nell’aria di castagne arrostite e di vin brulle, le frittelle di mela e i carrugi illuminati della luce tremolante delle candele. E poi il momento della nascita del bambino, i canti fuori dalla Chiesa, gli auguri commossi della cittadinanza che si mescolavano a quelli delle frotte di turisti accorsi per godersi un Natale unico e diverso da tutti gli altri. Ricordo tutto. E mi manca, non sapete quanto mi manca. Perché negli anni, purtroppo, questa tradizione si è persa e Cervo, la notte di Natale, non è più stata la stessa. Ma quest’anno qualcosa è cambiato.

imageA Gennaio scorso una ragazza unica nel suo genere, una donna meravigliosa, coraggiosa e caparbia e con un’ironia e una sagacia che le invidio da sempre, mi ha telefonato, raccontandomi di un sogno. Il sogno di vedere quel Presepe rinascere, nuovamente, in riva al mare e sotto la più bella delle lune. Il Presepe vivente, di nuovo, a Cervo.
Lei si chiama Linda (la conoscete, perché ha diretto il coro il giorno del mio matrimonio) e, non so esattamente come, qualche mese il nostro primo incontro in una stanzino gelida di Palazzo Viale a Cervo si è ritrovata Presidente della Proloco. O meglio, lo so, come ha fatto. Lei in quel sogno ci ha creduto, l’ha afferrato e trascinato e si è portata dietro tutti noi, anche chi non ci credeva. Insomma quest’anno a Cervo rinasce il nostro Presepe vivente. E indovinate un po’ chi ha dato vita a questo progetto, insieme a Linda, con tanta passione? Lina. La mia maestra Lina. Proprio lei.
A me questa sembra proprio una favola, una favola bellissima che racconta come i sogni se ci credi possano avverarsi, come una cittadinanza può ritrovarsi di nuovo stretta ed unita in uno stesso intento e racconta di me, che avrei voluto esserci, esserci davvero, e invece è stato un anno davvero intenso e non ho potuto fare quello che avrei voluto fare. Perché sono lontana, ma solo fisicamente. Con il cuore sono la. E allora io stringo in un abbraccio virtuale le mie amiche, Lina e Linda, e tutti i miei compaesani, e gli regalo queste righe, che vengono proprio dal mio cuore e prometto che l’anno prossimo ci sarò, ci sarò anch’io!image
Le regalo anche a voi, queste righe. Perché possiate decidere, oggi, di passare da Cervo il 24 o il 28 di Dicembre e vedere questo bambino nascere su “u bausu”, annusare i profumi nell’aria, ascoltare le favole in dialetto e i canti di Natale riecheggiare dalla Piazza della Chiesa fin giù al mare. E lasciarvi sognare. Sì. Proprio lasciarvi sognare. Permettetevelo. Perché Cervo finché non lo incontri non te lo immagini e quando gli stringi la mano capisci che non avevi ancora visto tutto quello che di bello aquesto mondo c’è da vedere. Un Presepe unico nel suo genere, una cittadinanza emozionata e partecipe, una Messa speciale nella “mia” Chiesa e una natività viva che vi accarezzerà il cuore.
Qui sotto vi posto il programma delle due giornate.image
Il 24 dalle 20.30 sulla Piazza della Chiesa, verrà messa in scena la natività che culminerà con la Messa delle 23.
Il 28 vi attende un vero e proprio percorso enogastronomico che si svilupperà nei carrugi lungo tutto il Paese. Un Paese suggestivo e meraviglioso ogni giorno. Ma che quella notte, vi assicuro, diventerà spettacolare.
Non mancate.

Al prossimo incantesimo…

2 Comments

  • Liz ha detto:

    Iaia questo post è stupendo! Io amo il Natale e amo il mare.. quindi, che dire? Sembra un sogno!!! Il 24 non posso rinunciare alla messa nel paese d’origine del mio futuro marito, a cui partecipo fin da bambina.. ma cerco di organizzarmi per il 28!!!! È da quando hai parlato del tuo paese la prima volta qui sul blog che sono curiosissima di visitarlo.. a Natale mi sembra ancora più magico!!!! Bellissimo poi sapere che, grazie alla tenacia della tua maestra e della tua amica, il tuo splendido paese abbia riacquisitito una tradizione così bella!!! Grazie per aver condiviso tutto questo con noi!! E augurissimi di Buone Feste!!!! Un bacione!!!

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