Quattro amiche e un matrimonio (un altro…)

Non so quand’è che siamo diventate amiche.

Non c’è stato un momento preciso, un episodio che io ricordi, qualcosa che sia accaduto e che ci abbia legate a doppio nodo. La nostra non è neanche un’amicizia di quelle che si formano pian piano nel tempo, quelle in cui ci si annusa con calma e intanto passano i giorni e ci si ritrova sempre più vicini.

No. Non è così che è andata. Noi ci siamo riconosciute. Ecco. Direi che è piuttosto così, che è successo tra noi. Come si riconoscerebbero sorelle che siano state separate alla nascita ma che fino a un attimo prima respiravano dallo stesso cordone ombelicale. E infatti è così che ci chiamiamo tra di noi “Sorelle” ed è così che le ho presentate negli anni ad amici, fidanzati, al mondo intero “Le mie sorelle”. E qualcuno c’è anche cascato. Qualcun altro, semplicemente, non ha domandato se lo fossimo davvero. Non ce n’era bisogno. Noi siamo sorelle. Si sangue o no poco importa.

Noi siamo quattro. Quattro allo stesso passo. Quattro con la stessa voce. Quattro nella stessa direzione. Se una delle quattro allunga un po’ il passo le altre accellerano la loro camminata e, se una resta indietro, alle altre tocca rallentare (e a volte andare a sollevarla di peso)

Quattro. Diverse e uguali.

Ci sono io. La bionda del gruppo. Anche se cambio colore di capelli io sarò sempre “la bionda”. Perché delle quattro io sono quella che sforna le idee più assurde, quella con un piede nella realtà e uno chissà dove, ogni giorno in un mondo fatato diverso. Quella che quando dice “Ho pensato che potremmo…” le altre tre già prevedono gli scenari più disastrosi. Ma tanto poi dicono sempre “Ok.Facciamolo!”, perché le nostre saranno sempre avventure memorabili. Sono quella che è andata a vivere in città, ma bene come si sta al mare “Vuoi mettere?”, quella che sa tutto di moda ma quando siamo tra noi gira per casa con mise improponibili che vengono regolarmente fotografate perché io non possa poi far finta di dimenticarle. Sono quella posh, quella fashion, quella cool, quella business girl, con l’outfit trendy e le scarpe Must Have che poi “Fra, ma che cazz stai a dì?”

Fra. Ecco appunto. Io per loro sono sempre Fra. E questo la dice lunga.

Poi c’è Laura. Le più belle tette del mondo (e io posso toccargliele quando voglio e senza chiederle il permesso) con tutto intorno un’esplosione di simpatia e bontà. E c’è sarcasmo, in lei, e ironia verso se stessa e verso tutto il resto del mondo, ed è quella cosa li che me ne ha fatta innamorare pazzamente. Laura incasinata, colorata, rumorosa con quella risata inconfondibile che è solo la sua e la riconosco tra milioni di risate. Perché abbiamo riso tanto. Se siamo insieme ridiamo tutto il tempo. Ci guardiamo. Senza bisogno di parlare. E ridiamo.

Io e Laura che se ci vedi ti chiedi cosa c’entriamo una con l’altra. Qualcuno c’ha anche provato a chiedercelo. E noi ci siamo sempre fatte una risata (un’altra. Appunto)

Perché lei di me dice che il corollario da divetta è tutta fuffa e lo dice perché lo sa. E non c’è da aggiungere altro. Io di lei dico che sotto tutta st’esplosione di energia, forza e vitalità c’è un cuore tenero come burro che in pochissimi abbiamo avuto il privilegio di poter tenere tra le mani (e ricucire qualche volta)

Una sera, di non molto tempo fa, a casa di Laura è piombato un relitto di donna. Una donna che quella volta li le aveva prese forte dalla vita e sapeva che il peggio sarebbe ancora dovuto arrivare.

Di quella sera ricordo spaghetti cinesi. E Laura che rideva ancora una volta, ma aveva il cuore spezzato e lo sguardo smarrito di una che non sa come rimetterà in piedi la sua amica, ma sa che la rimetterà in piedi, costi quel che costi, anche a calci nel culo. E infatti me ne ha dati un bel po’…

Edit

 

Poi c’è Giulia. La più piccola del gruppo. Giulia dolce e silenziosa, con il sorriso più grande che io abbia mai visto. Un sorriso enorme e fiducioso, spalancato sul mondo. Un sorriso a cuore aperto, troppo aperto a volte. Un sorriso che è la sua vittoria e la sua condanna. Perché è buona, Giulia e anche fragile. E bella. Bella come dovrebbe essere la vera bellezza. Così vera e genuina da lasciare a bocca aperta.

Giulia che mi ha medicata in silenzio. Senza urlare quanto fosse brava a starmi accanto, ma sempre presente. Perché semplicemente era naturale che fosse così.

Per noi va così. Naturalmente, ci siamo l’una per l’altra, anche quando non ci sentiamo. Se squilla il telefono si scatta sull’attenti. Come quella volta che il mio telefono ha squillato di notte ed era lei. E di la sentivo solo singhiozzi. E ripetevo “Io ti prometto che passa” e alla fine è passata anche quella.

L’ultima arrivata nel gruppo è Simona. Simona è avvocato, l’avvocato più bizzarro che io conosca. Una che la vedi e pensi “No ma questa non può essere davvero così matta!” E invece puoi anche arrenderti. È davvero così.

Completamente pazza, vorrei dire che sia “sopra le righe” ma non renderebbe comunque l’idea. Svampita a dei livelli che io in confronto sono scaltra come una lepre (e questo la dice lunga).  Simona va veloce, supera tutti, è una spanna avanti. E sapete perché? Perché nessuno percepisce in lei una minaccia. Ed è proprio li che lei ti tira fuori il suo talento, la sua caparbietà e determinazione, il suo acume. E a quel punto sei fregato.

Così è andata anche con me. Quella  volta che non stavo proprio bene e lei ha deciso che dovevamo partire. Ha deciso lei. E io, che anche nei momenti grigi resto sempre matta un bel po’ ho detto sì.

Ora, fidarsi di Simona non è sempre conveniente ma di certo non ci si annoierà. E infatti quel viaggio in assoluto è stato uno dei più belli della mia vita. Un viaggio senza musica (chissà  se Simona se lo ricorda che non si poteva attaccare la musica), un viaggio ad imboccarmi, a farmi ridere, a correre sotto la pioggia. Ed io, più o meno in piedi, con una grinta da leone a prendere a morsi quei giorni per cercare di uscirne fuori e ripartire alla grande. Siamo ripartite insieme. Giù per la discesa di una montagna russa che non sapevamo dove ci avrebbe portate. Ma è stata veramente bella quella discesa verso i nostri sogni.

Simona ieri si è sposata. E io, con gli occhi lucidi, le ho augurato in silenzio che quei sogni continuino ad avverarsi ogni giorno. Ora che è cresciuta, ora che c’è Enrico, ora che è una moglie felice.

E noi altre tre ci siamo strette più forte, in un abbraccio silenzioso ma traboccante  di parole. Un abbraccio che voleva dire troppe cose. Che siamo cambiate, che siamo invecchiate, che i problemi cambiano e le responsabilità pure, che ci sposiamo, ci lasciamo, lavoriamo e poi combiniamo lo stesso un sacco di casini. Che ci commuoviamo come sceme perché Simona è felice e quasi quasi sembra pure diventata una persona seria.

Ma poi la sposa si avvicina, le chiediamo perché non sta bevendo vino e lei ce lo dice, perché non beve. Ed è una cosa di quellecosì assurde che solo le amiche vere possono saperle, accettarle e non correre a chiamare il 118. 

 E così ci guardiamo. Simona ride, Giulia ride, Laura ride. E rido anch’io. Perché cresciamo, ci sposiamo, lavoriamo, corriamo… Ma certe cose, in fondo, non cambieranno mai.

Auguri Simona. E che la tua vita con Enrico sia la più bella di tutte le montagne russe. Ti voglio bene. Tua sorella bionda.

 

 

Al prossimo incantesimo…

 

 

7 Comments

  • Mariella ha detto:

    Wow Iaia…ancora una volta mi lasci senza parole…ho timore a scrivere per non rovinare i tuoi pensieri, così cristallini, così perfetti, così pieni del bene che provi verso le tue “sorelle”…
    Io e le mie amiche siamo un gruppo di sei, così diverse che ogni tanto mi viene da chiedermi come mai non litighiamo mai: forse perchè c’è un qualcosa che ci lega che ci fa superare anche le cose più difficili…ciò che apprezzo nel rapporto con le mie amiche è che ci siamo sempre l’una per le altre: una parola d’affetto o di vicinanza non mancano mai…grazie alla loro presenza sono riuscita ad andare a Firenze e uscire dal mio guscio di ansia, loro care che mi hanno ascoltato pazientemente mentre gli raccontavo di come il Brunelleschi avesse creato una cupola così imponente o di come Giotto avesse progettato il campanile…loro che mi hanno fatto piangere di gioia quando al mercato di San Lorenzo, per ringraziarmi, mi hanno regalato una stupenda borsa di pelle che oggi uso sempre come fosse un amuleto…grazie amiche e grazie a te Iaia che ogni giorno mi fai compagnia e fai uscire sempre il mio lato positivo!!! Un abbraccio!!!

    • Iaia De Rose ha detto:

      Grazie per questi bellissimi complimenti e complimenti per la splendida amicizia che ti lega a queste ragazze speciali

  • Liz ha detto:

    Ciao Iaia, questo post è stupendo, come stupendo è il rapporto tra te e le tue sorelle! L’amicizia è qualcosa di prezioso ed è un piacere leggere di come voi riusciate a custodirla e rafforzarla! Siete fantastiche!!!

  • Giulia ha detto:

    Bellissimo post, Iaia! Io non ho ancora trovato delle amiche così speciali da considerarle sorelle, ma spero che un giorno possa succedere. E’ bello vedere quattro splendide donne che tengono moltissimo l’una all’altra e non si lasciano dominare da quegli orribili sentimenti come l’invidia e la competizione che, purtroppo, fanno parte di molte donne. Auguri alla tua amica che si è sposata, magari non beveva il vino perché nasconde un dolce segreto 😉

    • Iaia De Rose ha detto:

      Tra noi l’invidia non esiste. E infatti appena possiamo ci vestiamo uguali (come vedi). Ci piace un sacco.

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