Mi ha tradita e dà la colpa a me

Mi ha tradita e dà la colpa a me, vi rendete conto?-

Sono in bagno, a casa dei miei, ancora abbastanza assonnata e intenta a lavarmi di denti. Mi cade il dentifricio nel lavandino, mentre le parole urlate rimbombano nella piccola stanza.

Mi avvicino alla finestra, è da li che proviene la voce.

Avvicino l’orecchio e scosto di poco la tenda. Giusto un piccolo spiraglio che mi consenta di osservare fuori, in cerca della proprietaria di una frase così amara e curiosa al tempo stesso.

Sì, lo so, non si fa. Non si origlia. Ma la conversazione, anzi direi più un monologo, prosegue a fiume ed io non posso fare a meno di ascoltare mentre continuo a cercare, con lo sguardo, oltre gli ulivi che separano la casa dei miei genitori dalle villette del vicinato.

– Io me n’ero accorta che qualcosa non andava! Era sempre un po’ distratto, svogliato, stanco. La sera sbadigliava, e andava a letto. Ma davvero, pensavo fosse solo stressato per la situazione lavorativa-

Eccola. L’ho trovata. È una ragazza alta e magrolina, mora. Se ne sta dritta in piedi su un terrazzo a pochi metri da me. I lunghi capelli le ricadono morbidi sulle spalle ossute. È avvolta in un abitino color crema, i sandali bassi. Si stringe le mani contro il ventre piatto, continuando a rigirarle nervosamente su se stesse, come se volessero districare un enorme nodo invisibile. Di fronte a lei altre due donne che, sedute su sedie di plastica bianca, la ascoltano in silenzio.

La ragazza continua

– Ma ad insospettirmi non è stata tanto la mancanza di attenzioni. Anche se, sapete, me ne accorgevo che i gesti non erano più quelli di un tempo. Erano gesti obbligati, quasi meccanici. Nessuno slancio. Avevo la sensazione che li facesse per non farsi rompere le palle da me. Perché se me ne lamentavo diceva che ero paranoica. Che le cose cambiano. Che non si può pretendere di esser sempre corteggiate.-
Apro un po’ di più la finestra. L’aria fresca mi scompiglia i capelli che sono ancora aggrovigliati dal sonno. Se solo potessi unirmi al gruppetto… Vorrei dire alla ragazza sconosciuta che sì, invece, si può pretendere di esser sempre corteggiate! Si deve pretenderlo! E si deve corteggiare altrettanto. Che ho imparato che l’amore è lavoro, prima di tutto. Che la passione va tenuta accesa con la stessa costanza e pazienza con cui si rimesta la brace per tener vivo il fuoco. Poco a poco, con gesti delicati ma ripetuti, sempre, senza fermarsi mai. Altrimenti il fuoco si spegne. Ed anche i tizzoni più ardenti si freddano. Si sbriciolano e poi diventano cenere. E che l’amore è andare incontro ai desideri dell’altro, anche i più infantili, perché solo così si può pretendere di veder soddisfatti i propri.

La voce si fa un po’ più forte, con la cantilena tipica di chi sta per scoppiare a piangere.

– Dicevo… Non mi hanno insospettita le mancanze di attenzione! Ma il fatto che sembrasse non divertirsi mai. Non rideva più. Era sempre stanco, polemico, svogliato, critico. E mi guardava. Come mi guardava, ragazze. Mi guardava come se fossi diventata un’estranea. Come se non capisse le mie parole. E più parlavo, più sembrava non capire.-

Ed eccole le lacrime. Dapprima silenziose, interrompono la voce come lievi singhiozzi cadenzati. Un balbettio incerto. Le parole che si spezzano in mille sillabe dolorose, che attraversano l’aria colpendomi come piccoli aghi.
– L’ho-ho-ho trov-a-a-a-to a le-t-to con l-e-e-e-i… E…e….e…

Una delle donne sedute salta in piedi e raggiunge la ragazza, che le affonda il viso contro la spalla, piangendo sempre più intensamente. I singhiozzi la scuotono così forte che posso vedere le costole sotto il vestito incresparne la stoffa in grotteschi solchi vuoti.

Si alzano anche le altre due amiche, una le porge un bicchiere mormorando “Calma… Calma…”

La ragazza tracanna l’acqua tutta d’un sorso, ricominciando subito a parlare.

– Siamo sposati da soli due anni! E anche lei, anche lei è sposata! Quella vacca! Che non si è scomposta di una virgola quando mi ha vista sulla porta!-

-Se c’ero io le cavavo gli occhi con le dita.- Fa una delle tre in ascolto.

-Ma quella è sempre stata una poco di buono, cosa vuoi pretendere da una così?- Risponde l’altra

La ragazza riprende

-Ma cosa vuoi che me ne freghi di lei! Non l’ho degnata di uno sguardo. Sono corsa giù per le scale che non vedevo più i gradini per quanto piangevo. Mi si è distrutto il cuore in quell’istante!-
E di nuovo lacrime. A fiume.
Vorrei richiudere la finestra. Fa male anche a me, il cuore. Vorrei confinare fuori dalla stanza l’assurdità crudele del tradimento. Che è male e basta. Male fine a se stesso. Male egoista e ignorante.

Ma non posso. Voglio ascoltare ancora. Sento che il peggio deve ancora arrivare.

– Sono tornata la sera, a casa. Lui non parlava. Dopo qualche minuto che lo osservavo in attesa si è alzato ed ė andato dritto verso il frigo, ha cominciato a farcire un panino. Come niente fosse. Ero incredula, non riuscivo a capire come non si stesse sforzando di darmi neanche uno straccio di spiegazione. E quando gli ho detto “Beh? Non hai niente da dirmi?” Lui ha cominciato ad urlare.-
– Urlare? Urlare cosa?- fa l’amica che fino adesso non ha fiatato.
Io lo so. Lo so cosa avrà urlato quel verme. Lo so perché conosco gli uomini. Li conosco troppo bene. E lo dico senza alcun rancore, senza quella acidità che hanno le donne che sono state tradite, senza quell’amarezza che ci fa spesso apparire prevenute. Io sono stata fortunata, in amore. Perche li ho sempre capiti, gli uomini, so parlare la loro lingua. Credo sia un’attitudine naturale. Li guardo dritti negli occhi e non mi faccio fregare. E forse proprio per questo sono stata così amata.

-Urlava che la colpa era la mia. Che non lo stimolavo più, che non si sentiva stimato perché mi lamentavo continuamente delle sue mancanze. Ma per forza che mi lamentavo! Erano vere le mancanze! Cosa dovevo fare, stare zitta?
E giù di nuovo a piangere.

Mi sudano le mani e ho cominciato a tormentarmi le labbra con i denti. Un gesto automatico, che faccio ogni volta che sono davvero arrabbiata.
– Dice che non è stato niente. Che il perdono gli spetta, perché in fondo se lui mi ha tradita la colpa è mia!-

Ecco. Ora sono furiosa. Furiosa per una sconosciuta? , mi chiedo mentre scosto ancora un po’ la tenda. Sì. Per una sconosciuta che poi in fondo tanto sconosciuta non è. Perché quando si tratta di uomini e di donne, di strade parallele che sembrano così vicine ma in fondo non si incontreranno mai, di universi che ogni tanto si sfiorano e fanno l’amore e poi di nuovo si ritrovano ad estremi opposti, diventiamo un po’ tutte quella ragazza mora e smagrita che si torce le mani in cerca di risposte che non arriveranno.

– Ha detto che non c’era più passione, tra noi. Ma non è vero! Io lo amavo, lo amavo da morire! Ma lo vedevo sempre distratto e assente. E si lamentava continuamente di quanto fosse stanco e stressato. Non mi faceva più sentire bella e desiderata. E quando gli chiedevo perché, mi diceva che ero pazza. Che la relazione si era assestata ed era normale con un matrimonio. Eppure ci tenevo così tanto a farmi bella per lui. Faccio davvero così schifo, ragazze? Sono brutta?-
Mi aggrappo alla maniglia della finestra, una finestra che mi verrebbe da buttar giù  a pugni per fare rumore, tanto rumore, e attirare l’attenzione della bella mora sconosciuta. Bella. Bella davvero.
Una fragile silfide ferita.

– Non sei tu che sei brutta. È solo lui che è uno stronzo!- mi verrebbe da urlare.
-Un vile codardo che non sa neanche ammettere di averti tradita, ferita, umiliata per colpa sua e solo sua. Perché se due mani smettono di tenersi strette forse la colpa è di entrambi. Ma quando uno dei due lascia la presa per stringerne un’altra, di mano, la colpa è solo la sua. E toccherebbe ammetterlo.-
Già. Toccherebbe ammetterlo, ad un certo tipo di uomini, che forse mi stanno leggendo.

Certi uomini che la colpa non è mai la loro. Puntano il dito contro tutti pur di sentirsi manlevati a compiere i gesti più crudeli e dissennati. O a fallire. Uomini che non crescono mai.

Urlano contro una persona già ferita, spezzata, distrutta. Non gli basta vederla in quello stato. Vogliono che si senta anche in colpa, che creda di non essere abbastanza e che poi si tormenti per giorni, mesi, forse anni chiedendosi dove abbia sbagliato.

Certi tipi di uomini sono vermi da schiacciare sotto le suole delle nostre Louboutin, non appena scorgiamo l’ombra di un piccolo scaricabarile.
Perché dovremmo capirlo al primo -Non sono cambiato! Sei tu che non sei mai contenta!” che un giorno diventa “Ti ho tradita con tutte le femmine fertili del vicinato perché tu ti mettevi quelle orrende mutandine di cotone!”  E domani forse sarà “Ti ho dato uno schiaffo, ma te lo sei meritata”

È solo che siamo molto più brave a incolparci, sminuirci, umiliarci per un uomo che non ci merita piuttosto che capire che non abbiamo bisogno di lui.

Sto per chiudere la finestra. Quando la sento mormorare ancora qualche frase sconnessa. Il tono è cambiato. Si è fatto più lieve. Le urla  sostituite dal timore. La paura di ripartire da sola che stringe le viscere e soffoca la rabbia

E proprio mentre penso che in fondo certi uomini ce li meritiamo, arriva la frase che temevo

– Forse avrei dovuto trovare nuovi slanci-

Ed eccoci qui. Noi donne.

Tradite, ci umiliamo, ci danniamo, ci ripensiamo. Ancora una volta porte a darci da fare per meritare amore, per non restare sole.

Ci prodighiamo a cercare nuovi slanci per questi piccoli ometti, quando l’unico slancio che ci servirebbe è quello per prenderli a calci in culo.
Chiudo la finestra. Si è fatto tardi. Forse davvero. Si è fatto troppo tardi.

Al prossimo incantesimo…

13 Comments

  • L'Anemico ha detto:

    Niente incantesimo, solo un maleficio ripetuto una volta in più.
    Intanto nessuna magia lo poteva risanare, hai fatto bene a non tirar fuori la tua bacchetta magica.
    Sinceramente spero che la silfide possa leggere le tue parole, sentirsi in parte umiliata ma anche “descritta da un punto di vista esterno”, cosa che secondo me non può che farle del bene. E magari potrebbe leggere altri tuoi scritti ed altre righe nelle quali l’hai confortata senza sapere che lei le avrebbe lette davvero.
    Ecco, sarà allora che interverrà la tua magia ed avremo un cuore sì, affranto, ma anelante di riconquistare la fiducia in sé stesso.
    Non c’è alcuna estate senza qualche temporale, Iaia..
    Ah, come uomo, ovviamente, prendo le distanze. Anche se so che la colpa non è mai unilaterale, l’uscire dal lecito sì, invece, lo è.

    • Iaia De Rose ha detto:

      Anche io spero che quella ragazza si riconosca e legga queste righe. Non dovrebbe essere troppo difficile, in effetti. Chissà… E a te, ancora una volta, grazie delle belle parole.

  • Stella ha detto:

    Riconosco questa ragazza in me.. Come può un uomo rivelarsi prima un angelo e poi il peggiore dei diavoli?anche a me un uomo ha fatto questo.. Prima mi diceva grande donna, bella e intelligente.. Dopo mesi ero diventata una fallita piena di paure.. Le paure si.. Le paure me le faceva venire lui bevendo e alzando le mani.. Bisogna vincere ragazze.. Dopo sarà solo un brutto ricordo.. Un abbraccio

    • Iaia De Rose ha detto:

      Tesoro, lo so. Mi ricordo molto bene la tua storia. Per questo la tua testimonianza è molto importante per le mie lettrici. Perché tu dimostri che ce la si fa. E alla grande!!! Basta solo volerlo! So che ora stai bene e sei splendente. Ma ti auguro ancora tante cose belle!

  • Ross ha detto:

    Cara Iaia, mi convinco sempre più che “l’origine di tutti i mali” risieda in una scarsa autostima. Quando si vuole bene a se stessi, ma bene davvero, si può dubitare di tutto ma non si può mettere in discussione il fatto di meritare una persona che ti ami e che ti rispetti profondamente.

    • Iaia De Rose ha detto:

      Sono perfettamente d’accordo Ross… È solo che a volte ci vuole tempo per capire davvero quanto si vale.

  • Liz ha detto:

    Iaia condivido ogni tua singola parola! Io non ho mai vissuto un’esperienza del genere, ma al solo pensiero mi vengono i brividi! Deve essere terribile! Credo che queste tue parole possano essere d’aiuto a tantissime donne.. brava Iaia, sei sempre la migliore! Un bacione!

  • Stella ha detto:

    Grazie Iaia, volere è potere.. Ma te mi hai dato una grande mano.. Anzi eri lì accanto a me.. E la mano me la tenevi affinché io non potessi scendere all’inferno..so bene che ti ricordi… Non mi hai mai lasciata sola.. Per questo invito le donne a leggere questo blog.. Perché le aiuterà sicuramente come è successo a me…un bacio carissima!

  • ClaudiaLuna ha detto:

    Cara Iaia, spero davvero che la Mora Smagrita abbia potuto leggere quel che hai scritto. Ma probabilmente non potrebbe capirlo, e soprattutto accettarlo. Le persone autodistruttive tendono a nascondersi e a mettersi sulla difensiva rispetto a Donne autoassertive e propositive come sei tu. Io lo so bene.
    Il mio ex marito è stato un errore concettuale fin dall’inizio. Purtroppo che una scelta sia sbagliata lo si realizza solo dopo averla fatta… Ho incenerito dieci anni di vita combattendo, da sola ma nell’illusione (e presunzione) di farlo per e con lui, le sue insicurezze, paranoie, le sue enormi zone d’ombra. Mi sono fatta annientare dai suoi problemi, accantonando del tutto i miei, e ne ho pagato le conseguenza. Ero convinta che il nostro fosse un rapporto “diverso e basato sul dialogo” (!), e alla fine è stato proprio il suo silenzio ostinato a farmi reagire. Mi sono guardata attorno, mi sono guardata dentro. Ho tirato giù la sua valigia, l’ho aspettato e gli ho detto: Spiegami, o vai via. Adesso. E non mi sono mossa da lì, non ho pianto, ho solo aspettato. Ha buttato qualche cosa nella valigia, si è preoccupato di cancellare al volo l’hard disk del PC su cui passava tutto il suo tempo (!), si è avviato alla porta. Era certo che lo avrei fermato, pregato, che mi sarei arresa e umiliata. Invece, non so neppure io come, mi è uscito di bocca solo: Se vai, dammi le chiavi. Detto tendendo la mano, ferma. Preso in contropiede, stavolta davvero sotto shock… si è tenuto il portachiavi, mi ha messo in mano il mazzo, e nel cuore della notte se ne è andato. Come in un brutto film. Dopo. Dopo non mi sono risparmiata nulla, ogni sofferenza possibile. Ma con un po’ di dignità recuperata giorno per giorno. Non gli ho mai chiesto di tornare, e quando ho capito che voleva chiederlo lui, gliel’ho impedito. Dopo. Dopo ha avuto nuovamente bisogno di me, ha voluto raccontare e condividere. Anche troppo. Ed io ho ascoltato, ho commentato con tutta la mia ironia riconquistata, ma non gli ho più permesso di rientrare nella mia vita. Non l’ho mai odiato, non ne sono capace. Ma neppure perdonato. Nessuna vendetta, anche quando mi si è offerta su un piatto d’argento; nessun inutile rancore; ma amici??? Eh no. Farmi vampirizzare ancora!… Si impara nella vita. Non proprio a fondo, ma qualcosa. Ho sbagliato ancora in tante cose, ma l’uomo che ho accanto da 15 anni è una scelta (reciproca) confermata giorno dopo giorno. Perchè, innanzitutto, è pronto a combattere anche CONTRO di ME quando permetto a persone o avvenimenti di farmi del male, e mi ricorda sempre che se amo lui devo dimostrarlo amando me stessa. Per questo merita tutto da me. Per questo io merito lui.
    Io non ho la tua magia positiva purtroppo… ma anche le cicatrici devono aiutare. Ogni volta che ripetiamo gli stessi errori: allora si che è colpa nostra. Vale per uomini e donne…

  • Giulia ha detto:

    Mi viene voglia di picchiarlo a sangue, questo omuncolo da due soldi.
    Dio mio che rabbia.
    E magari questa ragazza gli darà retta e ci tornerà assieme, e andrà tutto bene fino alla prossima imperdonabile manchevolezza di lei (due chili in più? Un arrosto bruciato?) che lo farà sentire legittimato a scoparsi la prossima sgallettata che incontra sulla sua strada.
    Ripeto: Dio mio che rabbia…

  • amalia ha detto:

    Iaia ma xche nn scrivi un libro? Davvero nn sto scherzando, ci metti così tanto del tuo quando racconti qualcosa che sembra a chi legge, ke lo stia vivendo. Pensaci e un bacio. Io ti leggo sempre e cerco di seguire i tuoi consigli, kissa se li seguo.bene….

    • Iaia De Rose ha detto:

      Wow! Grazie Amalia. Scrivere è un mio sogno. Chissà che un giorno… Magariiii!!!! Ti ringrazio davvero per le tue belle parole! Sono sicura che tu sia un’apprendista strega con i fiocchi!

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