Ecco perché amo il mio papà…

Amo il mio papà. Perché quando mia mamma era incinta il medico al quinto mese della gravidanza, decretò “È un maschio, signora!” , e mio padre imperterrito le disse “Questo dottore non capisce niente! È una femmina, ti dico!”

Mia mamma era preoccupatissima che ci rimanesse male di fronte all’evidenza di un figlio maschio, visto che ci teneva così tanto che fossi femmina. E al momento del parto… Sorpresa! Ero femmina. Indiscutibilmente femmina. Lasciai tutti a bocca aperta! Tutti tranne uno. Il mio papá. Appunto.

Lui lo sapeva. Avrebbe avuto una femmina. Una femmina ruffiana e petulante. Dolce come lo zucchero e ribelle come un puledro. Io. Sua figlia.

Amo il mio papà perché ha imparato da subito che avrebbe dovuto fare i conti con la mia intraprendenza. E così ha dovuto credere a mia madre quando, accogliendolo a casa, disse “Stefano, Francesca parla!” Avevo solo sei mesi. E a mia madre quel giorno non aveva voluto credere nessuno. Invece era vero. E riparlai solo vedendo mio padre. Perchè la prima parola che avevo scelto di pronunciare era “Papupo”. Una mia personalissima versione di “Papà”.

Amo il mio papà che ha accettato la mia curiosità e l’ha spronata a crescere. Così quando a tre anni e mezzo ho preteso di imparare a leggere lui mi ha insegnato ad usare il “Grillo parlante”. Che diceva “Bravo!” se la parola era giusta. E “Riprova!” se la scrivevo male.

Amo il mio papà perché quando avevo quattro anni è successo che mi sono ustionata entrambi i piedi. Un’ustione di terzo grado, su tutti e due i piedini, rovesciandomi una pentola di acqua bollente addosso.

Dopo giorni di cure, dimessa dall’ospedale in cui ero stata ricoverata e nel quale avevo sofferto molto, mi rifiutai di camminare, se non sui talloni. Sentivo male. E così i medici allarmarono i miei genitori. C’era il rischio che non tornassi a camminare normalmente.

E così, mio papà, mi portò al mare. Era una giornata ventosa ed io indossavo una giacchetta blu. Me lo ricordo perfettamente. Lui mi teneva per mano.  Mi fece salire su un muretto e così, senza spiegare, mi disse: “Salta!”

Io dissi di no. Non volevo saltare, mi sarei fatta male! Avevo paura. Lui ripetè: “Francesca, salta!” Io cominciai a piangere. Sempre più forte. E poi ad urlare, ancora più forte. Tanto che uscirono le paesane dalle finestre a guardare la scena di questa bambina che gridava come se la stessero scuoiando.

Io urlavo. E mio papà urlava più di me. “Salta, Francesca! Ti prendo io!” “Ho paura!” “Invece non hai paura! Salta! Ti ho detto salta! Salta, ti ho detto!”

E allora saltai. Saltai pensando di morire. Atterrai e non ero morta. Abbracciai mio padre. Il mio papà che aveva sgranato gli occhi di orgoglio. Ed io gli ridiedi la mano. Camminammo fieri verso casa. E non sui talloni…  Quel giorno ho imparato che la mente ti inganna. E che non c’è niente che tu non possa davvero fare. Forse pensi di non poterlo fare ma, in realtà, puoi.

Certo, ci vuole un grande papà che te le insegni queste cose. Io sono stata fortunata.

Amo il mio papà perché quando andavo a scuola me ne tornavo a casa con il mio libretto e dal corridoio urlavo “Papà, ho preso “distinto”!” E lui, in tanti anni, non mi ha mai risposto “Brava!” ma “Come mai non “ottimo”?”

Amo il mio papà perché mi ha insegnato ad essere modesta, a lavorare a testa bassa, a chiedere aiuto, ad essere curiosa. Perché c’è sempre qualcosa che non sai e qualcos’altro che dovrai ammettere di dover imparare.

Amo il mio papà perché quando alle elementari mi chiamavano “Cicciona!” mi ha insegnato il perdono e la forza nel cercare riscatto. E quando, dopo la trasformazione, mi dicevano “Sei bella!” mi ha istruita alla gentilezza, alla consapevolezza e alla grazia. Perché la bellezza è un dono effimero e sono altre le cose che invece restano.

E così stavamo chinati ad imparare le lezioni. E le sue domande non finivano mai e i suoi rimproveri neppure.  Ma poi aveva sempre ragione lui e solo grazie a lui arrivavano quei bellissimi voti che richiudevamo in un cassetto per poi cercarne altri, migliori, se possibile.

Amo il mio papà perché credo che nessuno lo avesse preparato ad una figlia che a 12 anni era già contesa dalle agenzie di moda. Lui, un uomo schivo di un paesino ligure in riva al mare, che aveva sposato una donna dolce, bellissima e timida e al quale invece era toccata una figlia esuberante che cantava e ballava e voleva recitare e parlare e far ridere la gente.

Una figlia bionda e appariscente, che per strada attirava sguardi buoni e sguardi meno buoni. Una figlia che necessitava di particolare attenzione ma che forse davvero meritava di fare il suo volo.

Amo il mio papà, che mi ha portata a Milano che ero solo una ragazzina. Nelle agenzie e nei backstage delle sfilate, seguita da mia mamma che era la mia guardia del corpo. Quanti sacrifici, notti in bianco, viaggi in treno e in aereo per insegnarmi l’indipendenza, il valore del lavoro, il sacrificio e il coraggio.

Amo il mio papà che quando sfilavo ero sempre “Una schifezza!” (E aveva ragione) e quando vincevo i concorsi di bellezza al momento della foto con i genitori non si trovava mai. Non c’era mai. Si defilava con mia mamma. Perché una figlia http://farmaciaitaly.com/viagra.html protagonista poteva anche andare bene ma i miei genitori protagonisti non volevano esserlo.

Amo il mio papà perché quando ho detto “Papà, io non voglio più fare la modella! Voglio fare la conduttrice!” mi ha guardata e mi ha detto “Sei sicura di essere capace?” Io ci sono rimasta un po’ male. Allora non credeva in me! Ma poi ho detto “Vieni a vedermi. Giudica tu!” Lui era lì, in prima fila quella sera. E quando ho finito di condurre la serata mi ha raggiunta e gli occhi erano enormi e verdi più di un bosco e le lacrime gli scendevano sulle guance. Ha detto solo “Sei brava Francesca! Sei brava!” Ed io ho capito che avrei fatto la conduttrice davvero. L’ho capito in quel momento perché mai, mai, avrei potuto farlo senza la sua benedizione.

Amo il mio papà che non vuole che gli dica di un prossimo lavoro in tv fino a che il contratto non è firmato. Ha visto troppi pianti, troppe delusioni, troppi bocconi amari ingoiati per poter tornare a casa, ogni volta, con il mento alto e il naso all’insù, fiera come lui mi ha insegnato nel dire “Papà, forse non sarò mai famosa. Ma dovrò dire grazie solo a me stessa!” Perché a mio padre è toccata una figlia che si spezza ma non si piega. Una che ha tirato schiaffi e calci e poi, a furia di scalciare, c’è riuscita lo stesso a fare quello che voleva.

Ma quante cosa potremmo raccontare? Vero papà?

Racconteremmo del presentatore famoso che aveva la tua età e ti telefonava perché voleva “comprare” tua figlia che allora aveva solo 18 anni. Del ministro che ci ha mandato il completino intimo, del rampollo che ci infiocchettò la Mercedes e di trasmissioni perse all’ultimo, di posti soffiati e di corse nella notte per tornare a casa con ancora il costume di scena addosso. Il costume di un ruolo che non sarebbe stato più il mio. Malgrado i provini, malgrado lo studio, malgrado il merito. Ma cosa importava, in fondo, se potevo tornare da te?

Amo il mio papà perché era con me quando da Francesca, per tutta Italia, sono diventata Iaia e lui ha capito che era davvero cambiato tutto e che di li i avanti nulla sarebbe più stato lo stesso.

Amo il mio papà che ha accettato che dal paesello, da sola, me ne andassi in una metropoli. Il mio papà che già sapeva che avrei pianto e tante volte avrei chiesto di tornare a casa. Il mio papà che sapeva che sì, forse sarebbe stata dura, ma in fondo nulla poteva essere più duro della mia testa quando voglio davvero fare una cosa.

Amo il mio papà perché mi ha sostenuta, consolata, spronata, incoraggiata. Perché era con me in ogni passo e in ogni caduta. Perché mi ha rimessa in sesto quando ero a pezzi e riconsegnata alla vita forte come un leone quando ho capito che potevo farcela davvero.

Amo il mio papà perché di fronte ai problemi mi ha sempre detto “Puoi farcela!”, perché quando ero in panico sentivo solo il suo “Tranquilla. C’è papà!” E mi ha tirata fuori dai guai come solo un padre sa fare, ma mi ha detto anche tanti “Arrangiati!” Ed è poggiando i piedi su quegli “Arrangiati!” Che sono diventata una donna.

Amo il mio papà perché quando gli ho detto “Papà, ho conosciuto un ragazzo. Si chiama come te.” L’ho visto cambiare espressione. E non era un’espressione di pura felicità. Era l’espressione di un uomo che aveva capito che era arrivato “quello giusto” e che i tempi degli zainetti di scuola e delle cadute in bicicletta erano ormai lontani ricordi.

Amo il io papá perché non c’è niente che io voglia che lui non sappia fare o non sappia dove trovare. 

Perche non ci sarebbe stato nessun matrimonio da favola senza di lui e le sue mani d’oro. E non ci sarebbe stata neanche una sposa se non l’avesse portata lui all’altare piangendo lacrime che non dimenticherò mai, di fronte a un abito da sposa che era proprio quello che aveva sempre sognato per me.

Amo il mio papà perché è il mio porto sicuro, perché sue e solo sue sono le braccia in cui approdare per ritrovare l’amore unico, quello più puro. L’amore vero.

Per questi e per altri mille motivi amo il mio papà. E so che saranno mille e uno ogni volta che lo guarderò e penserò che abbiamo proprio gli stessi occhi, che si spalancano ogni volta che stiamo per piangere e si chiudono arricciandosi se ci vergognamo. E gli stessi denti, le stesse gambe. La stessa testa dura. La stessa forza che è anche tenerezza.

Amo il mio papà che mi ha insegnato che si può amare e rispettare lo stesso amore per tutta la vita. E litigare e fare pace e ridere di gusto dopo un attimo come il primo giorno dopo 40 anni.

Amo il mio papà perché è il mio modello e il mio obiettivo è somigliargli ed è per questo che non mi fermo mai. Perché non c’è niente che mi renda più orgogliosa, ogni giorno, che il renderlo fiero di me.

Per questo ti amo papà. E scusami se tutto questo amore, in fondo, malgrado il dono della scrittura e della parola, non te lo saprò mai spiegare.

Sempre e per sempre.

Tua figlia.

Francesca.

8 Comments

  • Lapippipessa ha detto:

    Che bella lettera. Tuo padre sarà sicuramente commosso e orgoglioso di te. Anche io oggi, ho scelto di scrivere una lettera al mio Papà, invece di un regalo materiale… Gli ho voluto dire grazie per tante cose. Ne è stato felicissimo. I sentimenti vanno espressi e mai dati per scontati. L’esprimere il bene che si prova per i propri genitori è qualcosa che mi riempie di gioia. Quindi, ancora, buona festa del papà al tuo, al mio e a quello di tutte! Baci

  • Agnese Taddei ha detto:

    Ho pianto.

  • Liz ha detto:

    Stupenda questa lettera Iaia! Veramente bellissima!!! Anche per me il mio papà è una figura importantissima nella mia vita.. e leggendo la tua splendida lettera ho trovato alcune tue esperienze simili alle mie: anche io a sei mesi ho detto la mia prima parola (papà appunto, o meglio pa-pa) e anche il mio papà mi aiutava a ripetere la lezione! Ah è anche il mio papà voleva una figlia femmina! I papà sono davvero unici! Auguri al mio, al tuo e a tutti i papà!!

  • Stella ha detto:

    Lettera meravigliosa e piena di amore.. Sei una donna speciale Iaia.. E lui ne sarà orgoglioso.. Io dedico un pensiero al mio papà.. Un uomo che mi capisce anche solo guardandomi.. E che stando in silenzio ha capito in passato il mio dolore, rimanendo discreto ma offrendomi il suo aiuto quando alla fine sono crollata.. Grazie papà ..

  • Alessandra ha detto:

    Non smetto più di piangere! W i papà❤️

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